NOTE DI REGIA (2)
Il mangiatore di film è spaventosamente romantico, irrimediabilmente portato a capire la realtà . Quel che egli cerca nel buio non è la fuga da quest' ultima, ma la sua stessa essenza, qualche volta così concentrata da essere insostenibile come un veleno. Ha capito il mondo così come, per capire un pezzo di pane, non lo si pensa, ma lo si mangia. (Enzo Ungari)
Il parossismo dell' immagine.
Ingmar Bergman sta girando Il posto delle fragole, la scena è quella iniziale del sogno, il suo pensiero è altrove, sta immaginando di poter girare questa scena in piano sequenza.
Accade spesso nel cinema che un dubbio porti a ripensare il modo di girare un film.
E' quello che differenzia l'arte dall' artigianato.
L' autenticità dell'imperfezione contrapposta alla perizia certosina serializzata. Il primitivismo al bizantinismo ed in campo cinematografico la Nouvelle vague al protorealismo del cinema dei padri.
Lo sguardo non cerca più l'altro ma se stesso per farsi riconoscere e quindi tentare di conoscere meglio se stesso. Chi guarda "Fino all'ultimo respiro" di Jean Luc Godard difficilmente capisce che il protagonista interpretato da Jean Paul Belmondo guardando dritto verso la macchina da presa cerca la complicità , la compassione o la commiserazione da parte dello spettatore, dopo che ha iniziato il film con la frase "Nonostante tutto sono un fesso". Che è poi lo stato d'animo iniziale di chi va a farsi visitare da uno psicanalista.
David Lynch nel suo ultimo film "Inland Empire" che andrebbe studiato nelle scuole in alternanza con
"I promessi sposi" di Alessandro Manzoni, rovescia completamente la visuale estetica del Novecento (peccato che se ne siano accorti in pochi), introducendo all'interno di un'opera narrativa, quale quella cinematografica è, la tensione prospettica dello scambio dall' identità tra lo spettatore e l'attore annullando la spazialità e la temporalità e riconducendo tutto nell'alveo dimensionale della nostra coscienza dove il bianco si confonde col nero per opacizzare i nostri ricordi.
Il cinema quale strumento di conoscenza, si potrebbe osare di dire, se non fosse risaputo che il cinema è finzione.
Ma cos'è la finzione nel ventunesimo secolo?
Siamo tutti autentici nel corpo e nella mente?
Ecco da qui potrebbe partire una bella discussione, un tempo si sarebbe detto un dibattito, se non fosse che oggi ognuno parla a se stesso per se stesso e gli altri non lo ascoltano perchè è difficile discutere con chi parla a se stesso.
Detto questo, se qualcuno volesse intervenire può farlo, rispondendo alla seguente domanda:
Il cinema è finzione?
Antonio Savella


